A.C. 2910
Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro, oggi in quest'Aula, in realtà, non stiamo discutendo solo un decreto. Noi oggi in quest'Aula discutiamo anche di come questa maggioranza governa e di quanto ascolti davvero i cittadini. E parto da una cosa molto semplice: il metodo. Dentro quest'Aula il metodo conta perché è alla base della democrazia. E invece da quattro anni vediamo sempre la stessa storia. Si governa a colpi di decreti urgenti, di fiducie, anche quando di urgente c'è poco o nulla. I decreti dovrebbero essere un'eccezione, invece sono diventati la regola per questo Governo. In quattro anni ne avete fatti un'enormità, pieni di norme eterogenee, messe insieme alla rinfusa. Ma questo non è governare bene, come volete far passare fuori da quest'Aula; questo è fare le cose in fretta e farle male. E anche in questo decreto fate così: c'è dentro un po' di tutto. Ci sono dentro le ferrovie, le autostrade, i porti, la sanità, i ponti, perfino il prezzo del bitume, un parcheggio in un comune, una videosorveglianza in un altro comune, e potrei continuare a lungo. Avete fatto un “minestrone” in questo decreto. Altro che semplificazione, così si crea solo confusione.
E intanto, però, gli italiani hanno già parlato chiaramente. A marzo hanno detto “no” a questo modo di fare, “no” alle decisioni calate dall'alto senza un confronto. E voi continuate, invece, a fare finta di nulla e ad andare avanti in questo modo; e questo è molto grave e anche molto pericoloso. Dall'opposizione potremmo dire che questo vostro modo di fare potrebbe anche agevolarci, ma la realtà è un'altra, ossia che continuare a lavorare in questo modo, così come state facendo voi, rischia di creare solo danni all'Italia e agli italiani, e noi tutto questo non possiamo accettarlo.
Ma veniamo anche al merito, oltre al metodo, e al motivo per cui voteremo “no” a questa fiducia. E partiamo dal progetto simbolo di questo Governo (non solo su questo provvedimento, ma in generale di questo Governo), e mi riferisco al ponte sullo Stretto tra la Sicilia e la Calabria. I problemi qui non li sollevano le opposizioni, li segnalano gli organi indipendenti. Ci sono dubbi seri sui costi, ci sono dubbi seri sulla trasparenza, addirittura ci sono dubbi seri anche nel rispetto delle regole europee. E cosa fa invece il Governo? Sposta miliardi di euro più avanti nel tempo, alle prossime legislature.
Ma allora mi domando: dov'è l'urgenza di questo provvedimento? Se rimandate tutto di anni, questo decreto non è assolutamente urgente, ma è solo propaganda, cioè la stessa propaganda che continuate a fare da 4 anni. E c'è anche di più in questo provvedimento e sul ponte, cioè ci sono risorse che dovevano andare al Sud che vengono tolte adesso, subito, e accantonate per un'opera che nemmeno parte. Il Sud, cioè, paga oggi per qualcosa che forse vedrà domani, ma che con tutta probabilità non vedrà mai.
E tutto questo è un paradosso, perché in realtà quelle comunità, quei territori e quelle regioni hanno bisogno oggi di quelle risorse per poter dare anche una risposta alla crisi economica. Ma, se andiamo sugli altri fronti, non va meglio sulle autostrade o sul Gran Sasso: ancora commissari, ancora soluzioni straordinarie, ma i problemi restano lì, anzi, si complicano, perché più figure vuol dire più confusione e più rischi di contenziosi.
E nel frattempo, mentre annunciate con questo provvedimento grandi opere, si bloccano fondi già pronti per i porti, ad esempio. Risorse già stanziate spariscono senza alcuna spiegazione, senza un confronto, senza un rispetto per i territori interessati. Territori che, nel frattempo, magari avevano anche programmato, anche sulla base di quegli investimenti che avevano stanziato i precedenti Governi e rispetto ai quali voi, dalla sera alla mattina, avete deciso di cancellare le risorse. E le domando, Vice Ministro, ma che modo è questo di governare un Paese?
Questa non è efficienza, questa è mancanza di serietà. Questa non è efficienza, questa è mancanza di capacità. E poi c'è il tema degli appalti. Si attribuiscono poteri enormi ai commissari, andando a ridurre quelli che sono i controlli. Ma meno controlli non significa più velocità: meno controlli significa più rischi, meno controlli significa più ricorsi, meno controlli significa alzare il rischio di blocchi successivi sui cantieri.
Ma se voi foste andati ad ascoltare i nostri sindaci, i vostri sindaci, i nostri presidenti di regione, i vostri presidenti di regione, gli amministratori, vi avrebbero detto che, quando vanno a fare un appalto, il loro dubbio non è se quell'appalto finirà tre mesi prima o tre mesi dopo, ma se quell'appalto terminerà oppure finirà per l'ennesimo contenzioso . E guardate che in passato anche commissari straordinari - ovviamente quelli un po' più lungimiranti, e penso a Giovanni Legnini, ad esempio - hanno adottato addirittura controlli preventivi, proprio al fine di andare ad evitare l'interruzione dei cantieri in corso.
Sono tutti temi, questi, sui quali si poteva discutere in quest'Aula, svolgendo davvero il nostro lavoro e provando a migliorare questo provvedimento, perché onestamente io faccio anche fatica a credere che anche nella maggioranza non ci sia qualcuno che condivida almeno alcune delle nostre osservazioni. Poteva essere questa l'occasione per lavorare insieme e per provare ad approvare norme più utili e capaci di rispondere ai bisogni reali dei territori. E invece, ancora una volta, si scelgono decisioni prese nei palazzi, lontane dalla realtà e da ciò di cui i cittadini, i sindaci e gli amministratori locali hanno davvero bisogno. E noi siamo qui a fare cosa? A ratificare l'ennesima fiducia.
E infine un altro tema, il PNRR. Per capirci, quei 200 miliardi per i quali il partito della Presidente del Consiglio ha votato contro, quando ce n'era bisogno. I ritardi sono evidenti, gli obiettivi vengono continuamente spostati in avanti, e, quando chiediamo al Governo di spiegare come stanno davvero le cose, non arriva alcuna risposta. Silenzio, un silenzio totale e io dico anche un silenzio imbarazzante. Colleghi, queste sono le ragioni per cui noi non voteremo a favore di questa fiducia.
E lo dico, prima di tutto, sul metodo: non si può governare sempre con decreti e con continue fiducie, senza un minimo di confronto. Sul merito, questo decreto non risolve i problemi, ma li rinvia e li complica, creando addirittura anche confusione. Sul piano politico, gli italiani hanno già detto che non vogliono più questo modo di governare, e il vostro continuare come se non fosse accaduto nulla in quel “no” di marzo dimostra quanto oramai siete lontani dalla realtà del Paese, quanto siete disconnessi dai problemi reali del Paese, e quanto siete, invece, più interessati alla poltrona rispetto al futuro dell'Italia. Confondete la fretta con la capacità di decidere, gli annunci con i risultati, i commissari con la programmazione.
Ma le infrastrutture, Presidente, non si fanno con gli slogan, si fanno con le opere reali; le infrastrutture si fanno con le opere consegnate; le infrastrutture si fanno con le opere funzionanti. Presidente, per tutti questi motivi e per molto altro, che ovviamente non riusciamo a dire in questo lasso di tempo, anticipiamo che il Partito Democratico voterà contro la fiducia su questo decreto.